Abbiamo scoperto l’Oasi degli Animali da un reel sulle volpi del parco e, appena ne abbiamo avuto l’occasione, Francesco ed io siamo andati a scoprire questo posto meraviglioso.
Già dall’arrivo, lungo una stradina in mezzo al verde, sentiamo che questo luogo appartiene al bosco. Appena arrivati veniamo accolti dai maestosi cavalli Oscar e Spirit e da un sorriso in biglietteria. Prendiamo carote e pane da dare agli animali e iniziamo il nostro giro per conoscere gli abitanti dell’Oasi.
Man mano che ci addentriamo nel parco e facciamo conoscenza con gli animali, ci rendiamo conto di come siano parte di una grande famiglia. Con carote e pane ci avviciniamo con semplicità, senza forzare nulla. Alcuni ci corrono incontro appena ci vedono, altri si avvicinano con più calma, altri ancora restano nel proprio spazio.
Gli abitanti dell’Oasi
Incontriamo i pappagalli che ci salutano dalle grandi voliere e pappagallini più piccoli che ci fanno sorridere con la loro voce minuta. Poco più avanti ci troviamo davanti alla coppia di maestose aquile delle steppe e alle variopinte are araraune, per poi arrivare dalle tartarughe, intente a gustarsi un ricco pasto di frutta e verdura. Salutiamo i suricati che, con i loro occhietti vispi e il sorriso sempre sul viso, giocano a rincorrersi saltando da una parte all’altra in un movimento perpetuo di code e zampine.
Sentiamo uno sguardo intenso su di noi, ci voltiamo e troviamo le volpi che ci scrutano con un misto di curiosità e timidezza dal grande ramo che funge da tunnel per i loro giochi. Le code immense e soffici, quegli occhi furbi e teneri e in un attimo siamo completamente conquistati.
Proseguendo il nostro giro ammiriamo il caimano che si gode un bagno rinfrescante e ci introduce al rettilario con i serpenti, le iguane e la salamandra. Raggiungiamo quindi il grande spazio verde in cui abita il lupo Rufus, che ci accoglie con un canto di ululati e uno sguardo profondo e bellissimo.
Arriviamo nella zona di cervi, cerbiatti e una moltitudine di capre e pecore di ogni tipo: a sinistra, in un’area che è un pezzo di bosco della collina e a destra, in grandi spazi a più livelli su cui le capre tibetane possono saltare felici.
Mi innamoro di un cucciolo di capra nella zona sgambettamento neonati e grazie alle carote interagiamo con tutti loro, scoprendo quanto l’affetto possa nascere in un istante, con una strofinata di nasi e sguardi.
Vediamo l’ingresso alla zona non accessibile al pubblico, dedicata agli animali che richiedono tranquillità e silenzio, e questo ci mostra quanto il benessere degli animali venga prima di qualsiasi altra esigenza. Siamo felici di non poterci avvicinare a questi abitanti schivi, che hanno bisogno del loro spazio e del loro silenzio.
Salutiamo il lama e subito veniamo accolti dai ragli fragorosi della famiglia di asini, che ci corrono incontro in cerca del pane e di una carezza. Proseguiamo il giro ad anello, con una sosta nell’area picnic per il pranzo e il passo subito pronto a riprendere il cammino per incontrare i maialini vietnamiti, la mamma e tutta la sua dolcissima cucciolata. Conosciamo poi oche, pavoni, galline e uno struzzo simpaticissimo che cammina con noi fianco a fianco per tutta la recinzione.
Ci fermiamo dai rapaci: un dolcissimo allocco dagli occhi di cielo, un gufo reale e una poiana. Intravediamo in lontananza l’istrice con i riflessi di sole incastrati nel manto ispido e ci soffermiamo dal corvo con il suo piumaggio nero lucente e un’eleganza innata. Coccoliamo i coniglietti che si avvicinano con i nasini vibranti e poi arriviamo dai pony, subito pronti al gioco.
Torniamo a casa felici. Io ho sentito immediatamente una vicinanza viscerale a questo luogo, che in un attimo è diventato uno dei miei luoghi preferiti nel mondo. Un luogo in cui mi sono sentita a casa, in cui ho riconosciuto quell’amore profondo per ogni animale, che sento fin da bambina e che all’Oasi costituisce le fondamenta del parco.
Sotto al pergolato con Giada e Diego
Francesco ed io torniamo all’Oasi perché vogliamo saperne di più, fare qualcosa ed esserci.
Giada e Diego, i proprietari, ci accolgono nell’ombreggiato pergolato e in un attimo ci immergiamo in una bellissima chiacchierata in cui impariamo tantissimo sul parco, sugli animali e sull’empatia come motore dell’agire.
Giada e Diego sono arrivati all’Oasi nel 2021 e da allora hanno cambiato profondamente la vita del luogo. Fanno tutto loro, insieme ai figli e ai nonni. Il parco è diventato il loro cortile di casa, gli animali sono parte della famiglia e ogni giornata ruota intorno alle loro esigenze.
Ci hanno raccontato che l’Oasi ha la licenza per giardino zoologico. Per la percezione del pubblico può essere penalizzante, perché la parola zoo porta con sé un immaginario lontano da ciò che si vive qui, ma è la licenza più completa, quella che consente loro di accogliere diverse tipologie di animali e di lavorare in modo corretto con enti, veterinari e autorità.
Il rapporto con gli animali è uno a uno, il 90% di loro ha un nome. Alcuni arrivano da privati che non possono più occuparsene, altri da sequestri, altri ancora da situazioni in cui occorre capire se sia possibile un ritorno in natura.
Giada e Diego ci hanno parlato delle volpi accolte questa primavera, tenute a debita distanza dagli esseri umani proprio per poter essere liberate nei boschi, in una zona scelta insieme ai veterinari del CANC. Piper, invece, ha bisogno del contatto umano. L’abbiamo vista giocare con Diego, farsi prendere e spostare per permettere la pulizia del recinto.
La rete come tutela
Parlando di Rufus, Giada e Diego ci hanno raccontato che questo lupo è stato recuperato da un altro parco ed è l’unico sopravvissuto di sette fratelli. Non essendo più possibile inserirlo in un branco, oggi vive in una grande area e la rete gli dà sicurezza.
La rete, che viene vista in modo tanto negativo, in realtà è la loro tutela dall’uomo, è il confine che dà loro sicurezza, è la loro serenità.
A proposito del pane e delle carote, Giada e Diego ci hanno spiegato che dare ai visitatori questo cibo da offrire agli animali aiuta l’Oasi, evita che le persone diano agli animali alimenti non adatti e crea una relazione diretta, soprattutto con i bambini. Non vogliono appesantire la visita con troppe informazioni, preferiscono che chi arriva possa vivere una giornata nel parco, tornare a casa con una storia e con la consapevolezza di aver contribuito al bene degli animali.
Qui non si viene a fare una visita ad una struttura, ma si viene a partecipare direttamente alla tutela degli animali. Lo vedi, lo tocchi e lo aiuti. Lo vivi.
Nel rettilario Diego avvicina i bambini ai serpenti, li aiuta a superare paura e repulsione, racconta gli animali mentre permette di conoscerli da vicino. Nei laboratori tattili sensoriali i bambini vengono messi in cerchio, toccano gli animali e imparano che non sono giocattoli, ma esseri viventi con una propria sensibilità.
Per Giada e Diego è importante che anche i loro figli crescano dentro questa esperienza, con i momenti belli e con quelli dolorosi. Hanno vissuto salvezze, perdite, separazioni difficili. Tra queste, il trasferimento del puma Kimi in un parco specializzato in grandi felini in Abruzzo, dopo l’alluvione del 2025. Ce lo hanno raccontato con le lacrime agli occhi. Kimi aveva bisogno di uno spazio che in quel momento l’Oasi non poteva più garantirle, e scegliere il suo bene ha significato lasciarla andare.
L’empatia non si insegna, si vive.
La loro voce si è fermata più volte. I loro occhi erano lucidi, i nostri ancora di più.
Noi non lavoriamo con oggetti ma con anime viventi. Non è business, è amore.
Il lavoro che sostiene l’Oasi
L’Oasi non riceve sovvenzioni ordinarie e vive soprattutto degli ingressi, delle donazioni e del supporto di privati. Intorno al parco si muove una rete di persone, veterinari e collaborazioni spontanee.
Giada e Diego hanno un rapporto molto stretto con l’ASL TO4, che li aiuta sia a livello burocratico sia a livello materiale per controlli e spostamenti. Collaborano con diversi veterinari e con il direttore sanitario, soprattutto per gli animali esotici.
Diego ha un mezzo autorizzato per il trasporto degli animali e questo permette all’Oasi di intervenire anche quando gli enti non dispongono di mezzi adatti.
Collaborano con la Forestale, con i Carabinieri del raggruppamento CITES, con il CANC e con Horse Angels, che li ha aiutati nel recupero dei cavalli Spirit e Oscar. Il CITES li ha aiutati anche a sistemare i documenti degli animali che erano già presenti quando Giada e Diego sono arrivati, molti dei quali avevano solo schede scritte a mano.
Nei fatti, l’Oasi svolge già un lavoro da centro di recupero, anche se il riconoscimento ufficiale è ancora in costruzione. Quando arriva un animale vengono fatte analisi e profilassi, perché il parco è una bolla sanitaria chiusa. Per lavorare ancora meglio avrebbero bisogno di un’area apposita per gli animali in stallo, in attesa di capire se potranno essere inseriti nel parco, restituiti al proprietario o rimessi in natura.
Ci hanno raccontato di una volpe arrivata con un arto rotto. Loro l’hanno presa, curata, accompagnata nella ripresa. Ha perso una zampa, ma oggi corre ed è vivacissima. Anche il capretto Filippo, a causa di una malattia agli arti, ha perso una zampa; gli hanno preparato tutori specifici e adesso corre a tre zampe.
Anche l’alimentazione segue le esigenze di ogni specie. Grazie alla collaborazione con supermercati e ristoranti recuperano frutta, verdura e alimenti adatti, poi preparano pappe diverse in base alla stagione e alle necessità nutrizionali specifiche.
Alcuni centri diurni collaborano con loro: una volta a settimana le persone del centro arrivano, fanno il giro, danno da mangiare agli animali, interagiscono e quella relazione fa bene a tutti. Giada e Diego collaborano anche con associazioni e centri antiviolenza. Ci hanno raccontato di una ragazza che non parlava più da molto tempo ed era terrorizzata dagli uomini. All’inizio interagiva solo con Giada, poi piano piano ha accettato la presenza di Diego, fino a entrare in relazione anche con lui. Attraverso gli animali, ha ricominciato a fidarsi.
Aiutare lo può fare chiunque
Dopo la frana conseguente all’alluvione del 2025, Giada e Diego sono rimasti chiusi per due mesi. Hanno investito personalmente nella ricostruzione, senza ricevere aiuti né fondi pubblici. Molte persone, però, hanno portato cibo, donazioni e presenza. Il negozio Bio Bau ha organizzato una raccolta pappe molto importante e i social, soprattutto grazie ai video di Piper, hanno aiutato l’Oasi a farsi conoscere.
Durante l’alluvione sono riusciti a salvare tutti gli animali. La collina era crollata e alcuni animali erano bloccati nelle casette. Diego si è lanciato a sollevarle, rischiando la propria vita. L’aquila dispersa è stata recuperata: fino a quel momento poco socievole con gli umani, appena ha visto Diego gli è volata in braccio. Anche il gufo che era scappato è stato ritrovato e salvato.
Scrivendo queste parole, penso a quanto sia importante che esistano persone così.
Oggi si può sostenere l’Oasi visitandola, donando, partecipando alle iniziative, seguendo e condividendo il loro lavoro.
Da giugno 2026 è attiva anche l’associazione Le Orme Incantate, nata per raccogliere donazioni, accogliere volontari e organizzare attività a supporto dell’Oasi.
A conclusione della nostra chiacchierata, Giada e Diego ci hanno lasciato queste parole, disarmanti nella loro semplicità.
Tuteliamo gli animali senza essere un’istituzione. Aiutare lo può fare chiunque, basta solo volerlo.
Penso che ognuno di noi abbia in sé il richiamo per una causa in cui credere.
Cercate quella calamita che vi attrae e fatene del bene, per quello che potete, nel modo che sentite vostro. Trovate un luogo in cui quel richiamo interiore sia vissuto davvero e fatene parte.
L’Oasi degli Animali, per me, è diventata questo.
Vi invito ad andare a conoscerla e, se potete, a sostenerla.







