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Pocket Madness: un caso studio di Board Game Photography
©Daria Piccotti

Contenuti della Fotopagina

Come realizzare un servizio di Board Game Photography

Per raccontare un gioco da tavolo attraverso la fotografia il primo strumento di cui abbiamo bisogno è la conoscenza del gioco stesso.

Prima di partire per un reportage di viaggio il fotografo si documenta sul luogo, le tradizioni, le caratteristiche peculiari della realtà che andrà a raccontare.

Per tradurre in fotografia il micro-mondo di ciascun gioco da tavolo è fondamentale la stessa immersione.

Nel mio approccio alla Board Game Photography considero ogni gioco che fotografo non un semplice oggetto ma un piccolo mondo da esplorare e raccontare, pertanto questa fase preliminare per me è essenziale e propedeutica alla realizzazione vera e propria degli scatti.

La conoscenza del micromondo-gioco e la conseguente realizzazione delle fotografie, a loro volta, sono la base per la selezione delle immagini che andranno a comporre la narrazione fotografica e per la scelta della post-produzione che meglio accompagni e valorizzi il racconto per immagini, e il gioco stesso.

Il mio processo creativo si sviluppa quindi in 3 fasi, ciascuna delle quali funzionale e complementare alle altre due.

Vediamole insieme nel dettaglio prendendo come esempio il caso studio del gioco Pocket Madness.

©Daria Piccotti

1. Pre-produzione

In questa fase mi addentro nel gioco, ne leggo il regolamento, studio le dinamiche e approfondisco l’ambientazione in cui si svolge.

Per il nostro caso studio esploriamo Pocket Madness, un gioco di carte di Bruno Cathala e Ludovic Maublanc, illustrato da Mathieu Leyssenne ed edito in italiano da Mancalamaro.

L’ambientazione sono i mondi del terrore ideati da Lovecraft, popolati di creature spaventose provenienti da altri mondi e dediti a squarciare tanto la realtà quanto la nostra sanità mentale.

I componenti sono un mazzo di carte splendidamente illustrate con disegni dai colori vividi e dalle atmosfere inquietanti e una manciata di cubetti trasparenti color verde acido.

©Daria Piccotti

La sfida sarà tradurre la bidimensionalità delle carte in fotografie che trasmettano la tridimensionalità dell’esperienza, e allo stesso tempo valorizzino la cromaticità e la raffinatezza delle illustrazioni.

Senza addentrarci, in questa sede, nei dettagli del regolamento, ai fini del nostro esempio ci occorre sapere che il mazzo contiene una serie di luoghi numerati che dovrà essere disposto in scala, in modo che siano visibili le carte, e da 7 portali verso altri mondi, ciascuno corrispondente a un “antico”, le creature viste prima. Scopo del gioco è preservare la propria sanità mentale, il che corrisponde a mantenere quanto più basso possibile il numero di cubetti verdi, che rappresentano la follia.

©Daria Piccotti

Una volta presi in esame tutti questi elementi è il momento di allestire il set e scattare le foto.

2. Produzione

Dalla pre-produzione sono emersi gli elementi principali su cui lavorare per realizzare il servizio fotografico:

Allestimento peculiare delle carte;

Materiali: carte bidimensionali e cubetti tridimensionali;

Colori accesi e vibranti da valorizzare;

Ambientazione cupa e appartenente ad un immaginario spaventoso.

Sulla base di questi elementi ho scelto di utilizzare uno sfondo nero che facesse risaltare i colori e al contempo rimandasse ad un immaginario oscuro e ho realizzato una serie di scatti che raccontassero complessivamente l’esperienza di gioco.

©Daria Piccotti

3. Editing e post-produzione

Una volta scattate le fotografie si passa alla fase più complessa e allo stesso tempo più soddisfacente: la selezione delle immagini che comporranno la narrazione e la lavorazione delle stesse su Lightroom.

Partendo dall’obiettivo di raccontare e valorizzare il gioco e le sue specificità, ho costruito la mia sequenza inserendo fotografie che andassero dal setup alle fasi di gioco, dalla visione d’insieme al dettaglio, dalla foto esplicativa all’immagine estetica.

In questo modo chi non conosce il gioco e osserva le fotografie può scoprire l’ambientazione, la dinamica di gioco, la qualità materica dei componenti e le peculiarità che lo rendono unico.

Giunti a questo punto la post-produzione è una conseguenza del lavoro svolto finora, in quanto la lavorazione delle immagini, o meglio il loro “sviluppo”, come in camera oscura,  concorre a rafforzare la narrazione creata in pre-produzione, produzione ed editing.

Questo si traduce nella scelta di color correction, saturazione dei colori, luminosità delle immagini in linea con tutti gli elementi esaminati prima.

Il risultato cui puntare è quindi una narrazione visiva coerente, chiara e personalizzata per ciascun gioco, inteso come micro-mondo da esplorare.

©Daria Piccotti

Per informazioni o per avviare una collaborazione non esitate a scrivermi a info@narravolando.com.

Vi auguro una buona giornata e ci vediamo alla prossima Fotopagina.

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Daria Piccotti

Sono una fotografa, storyteller e storica dell'arte di Torino, mi definisco una fotoscrittrice: fotografo, scrivo ed esploro l'unione trasformativa dei due mondi. Ho ideato la Fotoscrittura come metodo comunicativo, artistico ed espressivo e, attraverso l'unione di fotografia e parola, realizzo progetti in ambito sociale, laboratori espressivi, percorsi di fotoscrittura terapeutica. Pubblico articoli su fotoscrittura, board game photography, creatività e progetti di fotoscrittura sul mio blog "Fotopagine".

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