Un progetto espositivo tra fotografia, narrazione e natura che inizia il suo viaggio dagli Ecomusei del Piemonte
La Fotopagina di oggi è dedicata a un progetto fotografico, narrativo ed espositivo molto speciale cui sto lavorando da tempo con la fotografa, artista, amica e assidua frequentatrice dei miei laboratori Enza Merazzi.
Cenerentole – Storie di radici di cristallo nasce dalla sinergia e dallo scambio di visioni e sguardi tra Enza e me, da quello “sguardare” con cui lei mi ha raccontato le sue erbacce e attraverso il quale abbiamo iniziato a riconoscere in quei piccoli steli ai margini delle strade delle principesse dimenticate. Da quel primo nucleo è germogliata un’avventura artistica condivisa in cui la fotografia naturalistica è diventata ritratto, le passeggiate a bordo prato si sono trasformate in esplorazioni narrative, lo scambio di idee ha preso la forma di racconto, e un progetto di fotografia e narrazione si è trasformato in mostra e in libro.
Arrivare oggi ad annunciare l’inizio del viaggio espositivo delle Cenerentole è il frutto di un lungo cammino, fatto di ascolto, confronto, revisioni, entusiasmo e cura.
Siamo felici di invitarvi alla prima tappa delle nostre principesse: l’Ecomuseo Terre del Castelmagno, a Monterosso Grana, in provincia di Cuneo.
Chi sono le Cenerentole?
Sono le erbe spontanee che crescono ai margini delle strade, in mezzo ai prati, nei parchi e in ogni centimetro di terra in cui arrivi qualche frammento di luce e acqua. Sono quelle che di solito chiamiamo “erbacce”, che strappiamo dall’orto e dal giardino, che calpestiamo distrattamente durante una passeggiata.
E se invece ci soffermassimo a guardarle?
Scopriremmo un mondo prezioso fatto di profumi sottili, petali delicati, architetture di spine, soffici colori.
È quello che ha fatto Enza, nelle sue lunghe passeggiate insieme alla sua fedele e amatissima Isotta: l’obiettivo della macchina fotografica come estensione dello sguardo, la meraviglia come guida, il dolce scodinzolare di Isotta come accompagnamento silenzioso.
Nel suo sguardo, steli e petali hanno preso la forma del ritratto e ciascuna di queste “erbacce” è diventata protagonista di una narrazione fiabesca, portatrice di una voce propria.
Quando Enza mi ha raccontato di queste passeggiate con gli occhi che brillavano e mi ha mostrato i ritratti di alcune delle sue “erbacce”, ho sentito immediatamente che avremmo dovuto trasformare quel nucleo prezioso in progetto. Attraverso scambi continui di idee e di sguardi, scrittura narrativa condivisa, editing fotografico, conversazioni sulla fotografia, sulla vita e sulla profondità con cui scegliamo di osservare il mondo, abbiamo costruito il percorso che oggi prende forma espositiva.
Foto di Enza Merazzi
Sguardo artistico e curatoriale in dialogo
Questa sinergia artistica ha trovato nel dialogo tra la ricerca di Enza e il mio sguardo curatoriale uno spazio di costruzione condivisa.
Il suo percorso fotografico e narrativo, ricco di sensibilità e profondità, ha incontrato il mio modo di pensare l’esperienza espositiva come ambiente immersivo, stratificato, attraversabile.
Non abbiamo lavorato per somma di elementi, ma per integrazione: ogni fotografia, ogni frammento di testo, ogni scelta spaziale è stata ripensata dentro una visione complessiva.
Il mio intervento curatoriale ha accompagnato il progetto verso una dimensione multisensoriale e relazionale, così che insieme, artista e curatrice, abbiamo trasformato il nucleo in organismo, pensato come esperienza da vivere e non come insieme di opere da osservare.
In questo scambio reciproco, la ricerca di Enza e la mia progettualità curatoriale si sono modellate a vicenda, generando una forma nuova, condivisa, aperta.
Un progetto che si espande: fotografia, parola, voce, botanica
Man mano che il progetto cresceva abbiamo sentito l’esigenza di renderlo sempre più immersivo, multisensoriale e multidisciplinare. Le Cenerentole ci chiedevano di essere ascoltate, conosciute, attraversate.
Abbiamo quindi coinvolto due collaboratori speciali che hanno arricchito il progetto con competenze e sensibilità differenti.
Francesco Pepe, doppiatore, spesso protagonista dei miei progetti fotografici nonché mio marito, ha prestato la sua voce alla lettura interpretativa del racconto delle Cenerentole, trasformando la narrazione scritta in esperienza sonora e accompagnando il visitatore dentro il dialogo tra queste principesse dimenticate.
Veronica Morei, giovane e appassionata erborista, ha contribuito con la sua competenza botanica alla realizzazione delle schede dedicate a ciascuna pianta per l’erbario delle Cenerentole, restituendo loro non solo una dimensione poetica ma anche scientifica e ambientale.
Ringraziamo entrambi per aver abbracciato con entusiasmo questo progetto e averne condiviso l’essenza.
Dalla marginalità alla presenza
Il cuore di Cenerentole non è soltanto estetico, è uno spostamento di prospettiva.
Le piante spontanee che raccontiamo in mostra non vengono idealizzate né trasformate in simboli astratti: vengono riconosciute nella loro individualità, nella loro struttura, nella loro resistenza silenziosa. Attraverso la fotografia diventano ritratti, attraverso la narrazione acquisiscono voce e attraverso la ricerca botanica ritrovano il loro nome, le loro proprietà, il loro ruolo nell’equilibrio ambientale.
Il percorso espositivo accompagna il visitatore dentro un’esperienza in cui immagine, parola e suono dialogano tra loro.
La natura non è sfondo ma soggetto, non è decorazione ma presenza.
Camminando tra le Cenerentole rallentiamo, affiniamo lo sguardo e riconosciamo valore a quell’angolo dimenticato dove di solito si passa oltre.
Il viaggio delle Cenerentole negli Ecomusei del Piemonte
Il 2026 segna l’inizio del viaggio della mostra fotografica e narrativa itinerante delle Cenerentole all’interno della rete degli Ecomusei del Piemonte.
Non si tratta di una semplice successione di sedi espositive, ma di un percorso che dialoga con territori differenti, ciascuno con la propria identità paesaggistica, culturale e ambientale.
Ogni tappa diventa occasione per intrecciare il progetto con il luogo che lo accoglie, lasciando che le storie di queste radici di cristallo incontrino comunità, cammini, memorie e paesaggi diversi.
Il progetto sarà ospitato dall’Ecomuseo Terre del Castelmagno (Monterosso Grana) dal 26 aprile al 28 giugno 2026, per poi proseguire all’Ecomuseo Terre di Mezzo (Vogogna) dal 4 luglio al 2 agosto 2026.
La terza tappa sarà presso l’Ecomuseo del Marmo (Frabosa Soprana) dal 18 al 31 agosto 2026, per concludersi all’Ecomuseo L’Impronta del Ghiacciaio (Masino, frazione di Caravino) dal 6 settembre al 18 ottobre 2026 .
Ogni sede rappresenta un territorio con una propria identità paesaggistica e culturale e il progetto dialoga con ciascun contesto in modo specifico.
Le Cenerentole attraversano più territori e pongono quella domanda originaria: cosa accade quando impariamo a guardare ciò che solitamente consideriamo marginale?
La prima tappa: Ecomuseo Terre del Castelmagno

La prima edizione prende vita all’Ecomuseo Terre del Castelmagno, a Monterosso Grana, nel cuore della Valle Grana.
Un luogo in cui il legame tra natura, tradizione e comunità è ancora fortemente percepibile e dove il dialogo tra paesaggio e identità rappresenta una trama fondamentale.
L’inaugurazione del 26 aprile 2026 si inserisce all’interno dell’evento EXPA 2026 Selvatiche ma gustose, parte della rassegna EXPA – Esperienze X Persone Appassionate, dedicata alla conoscenza e alla valorizzazione delle piante spontanee attraverso passeggiate etnobotaniche, laboratori erboristici e momenti di condivisione dei saperi.
In questo contesto montano, in cui la relazione con il territorio è concreta e quotidiana, il progetto trova una risonanza particolare: le piante spontanee non sono solo presenze estetiche ma parte viva dell’ambiente e della cultura locale.
Nei prossimi mesi le Cenerentole proseguiranno il loro cammino nelle altre sedi previste dal calendario espositivo 2026, continuando a intrecciare sguardi e territori.
Informazioni sulla mostra
Prima tappa: Ecomuseo Terre del Castelmagno – Monterosso Grana (CN)
Inaugurazione: domenica 26 aprile 2026
Mostra visitabile fino al 28 giugno 2026 (orari: sabato, domenica e festivi h. 15–18)
Seconda tappa: Ecomuseo Terre di Mezzo – Vogogna (VB), 4 luglio – 2 agosto 2026
Terza tappa: Ecomuseo del Marmo – Frabosa Soprana (CN), 18 – 31 agosto 2026
Quarta tappa: Ecomuseo L’Impronta del Ghiacciaio – Masino (frazione di Caravino, TO), 6 settembre – 18 ottobre 2026
Se sentite anche voi il desiderio di rallentare lo sguardo e lasciarvi attraversare da ciò che di solito resta ai margini, vi aspettiamo il 26 aprile a Monterosso Grana per condividere l’inizio di questo cammino.
Le Cenerentole iniziano il loro viaggio, e sarà un piacere incontrarvi lì, tra radici di cristallo e storie da ascoltare insieme.







