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Versi Visivi: la mostra che unisce poesia e fotografia
©Daria Piccotti

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Una mostra tra poesia dialettale e fotografia contemporanea

Tiziana mi ha proposto di partecipare alla mostra “Versi Visivi”, costruita intorno alle poesie del poeta sommarivese Gigi Vaira, e già il titolo mi ha catturata, perché in due parole racchiude i miei due mondi: la fotografia e la parola.

Ho accolto con grande piacere questa sfida creativa insieme agli allievi di Tiziana e mi sono messa subito al lavoro sulla poesia “Ël gianin”.

L’iniziale difficoltà a comprendere la poesia in dialetto, nonostante io sia piemontese, è svanita dopo poco: mi sono lasciata conquistare dalla musicalità dei versi che, letti ad alta voce, hanno acquistato subito senso, ritmo e presenza.

L’inaugurazione della mostra Versi Visivi

Venerdì 24 aprile abbiamo inaugurato la mostra nella Chiesa del Convento di Sommariva del Bosco.

Gigi Vaira ci ha raccontato delle sue poesie, recentemente pubblicate in un libro e caratterizzate dall’essere tutte scritte in dialetto sommarivese: una scelta stilistica specifica ma anche un gesto di tutela verso un patrimonio linguistico collettivo che rischia di scomparire con il passare delle generazioni.

Tiziana ci ha raccontato l’idea da cui è nata la mostra e ci ha emozionati spiegando il desiderio di dare forma visibile ai versi di Gigi.

Ogni poesia presente in mostra ha avuto un interprete fotografico diverso, così che ciascuno potesse entrare nell’anima del testo scelto e offrirne una personale lettura visiva.

La fotografia di apertura è quella realizzata da Tiziana, che non solo ha ideato, organizzato e coordinato la mostra, ma vi ha preso parte attivamente. Ha scelto di dare la propria lettura fotografica non di una poesia specifica, ma del poeta e del suo lavoro creativo nella sua complessità, creando un’immagine di leggerezza e natura che rende visibile l’idea stessa dei versi poetici e ci fa sentire la terra, la natura e il radicamento delle origini propri del dialetto.

inaugurazione mostra Versi Visivi
Foto di Alessandra Forlani Vaira

L’allestimento della mostra

L’allestimento nella Chiesa del Convento ha reso tutto ancora più emozionante: le fotografie erano disposte su cavalletti, come quadri, ciascuna accompagnata dalla propria poesia e arricchita dalla presenza di un QR Code che permetteva di ascoltare direttamente la voce di Gigi mentre leggeva il testo in lingua originale.

Il percorso espositivo era una passeggiata lungo la chiesa, con tappe poetiche e creative diverse ad ogni passo, ma che al contempo creavano un unico viaggio.

Tra i comignoli delle case le crepe si trasformano in strade, raccolte da mani che custodiscono il tempo nel diario dei ricordi. Da una scalinata gremita di passi seguiamo il profumo di caffè che si sprigiona da un antico macinino, una scintilla che accende memorie lontane, intrappolate in qualche angolo polveroso di una casa dimenticata.

Scoviamo una vecchia fotografia,  regge il confronto con il presente? Assaporiamo quel fascino d’altri tempi al cospetto di un immenso cielo. Indossiamo la giacca buona, inforchiamo la bicicletta e ricominciamo il giro. Parole, colori e linee danzano in una brezza che profuma di bosco, tra le cui foglie sbuca una ciliegia guasta.

Questo cammino creativo è nato dalle foto di Elisabetta Vivaldi, Marco Grande, Carlo Visconti, Laura Giustacchini, Franco Masoero, Dario Fissore, Daria Piccotti, Sara Luongo, Andrea Fasolis, Vittorio Lantermino, Veronica Sacchetto, Maria Criscuolo, Daniela Iuorio, Monica Boialatto, Maria Rosaria Grioli e Tiziana Cravero.

La mia interpretazione di Ël gianin

Leggendo la poesia di Gigi, ho subito figurato nella mente l’immagine di una piccola casetta appesa tra le fronde, in cui il suo minuscolo abitante osserva il mondo da una bolla protetta.

Questo micromondo all’interno di un mondo più grande è un luogo che protegge, ma allo stesso tempo isola.

Nella poesia la minaccia arriva dall’esterno: è l’uccello pronto a ghermire la ciliegia, per mangiarla e quindi distruggere anche la casa del piccolo baco. Questo mi ha fatto pensare che l’isolamento del baco all’interno della sua piccola sfera rossa fosse forse una minaccia ancora più grande, perché lo tiene lontano dalla vita che fluisce al di fuori.

Ispirata da questa riflessione, ho creato una composizione in cui il piccolo mondo protetto del baco ne svela anche la solitudine, cercando di trasmettere quell’ambivalenza sottile sospesa tra protezione e chiusura.

Il Baco Daria Piccotti
Foto di Daria Piccotti
Ël gianin

Andrinta a na ceresa vasta

un gianin, vardand soa ca,

a disìa: «A mi sossì am basta

përchè a-i é tut còsa ch’a-i va,

i riesso a deurme e cò a mangé

sensa manch fé ʼn pass ëd pì

e gnun àutr a peul intré

përchè che tant i-i son già mi,

mi ch’i më slambasso sì ʼnt ël mòl

rusiand mia stansia fàita ʼd fruta

e i son, miraco, gnente fòl

s’i deuv peui pròpi divla tuta

da già ch’i stago nen a fé mé chi

ch’a vira për ij bòsch e ch’as afana

a porté busche, a fesse ʼl ni

o sgaté ʼn tèra për avèj na tan-a.

Tut bel, s’a fussa nen për col osel

na bestia ëd doi color… l’ajassa,

che slargand j’ale a fà vnì scur ël cel

e sensa vëdde j’inquilin a-j massa

mangiand la fruta e cò ij gianin;

la vita ʼnt la ceresa a l’é ʼnciarmanta,

ma sente sta vos raucia sì visin

am fà capì ch’a l’é la mòrt adess ch’a canta».

Il baco

Dentro una ciliegia guasta

un baco, osservando la propria casa,

diceva: «Tutto ciò mi basta

perché c’è tutto quel che ci vuole,

posso dormire e mangiare

senza fare un passo in più

e nessun altro può entrare

dato che ci son già io

mi corico qui sul morbido

rosicchiando la mia stanza fatta di frutta

e sono, forse, tutt’altro che folle

se la verità devo dirla tutta

poiché non mi comporto come chi

gira per i boschi e si affanna

a portar pagliuzze, a farsi il nido

o a scavare in terra una tana.

Tutto bello, se non fosse per quell’uccello

una bestia di due colori… la gazza

che aprendo le ali oscura il cielo

e senza vedere gli inquilini li ammazza

mangiando la frutta matura e anche i bachi;

la vita in ciliegia sarebbe affascinante,

ma ascoltare questa voce rauca qui vicino

mi fa capire che è la morte colei che adesso canta».

Poesia di Gigi Vaira

Ringrazio Tiziana per avermi coinvolta in questo progetto, tutti i fotografi che hanno partecipato a questa avventura, Gigi per le poesie ispiratrici con cui preserva il mondo dell’oralità e della tradizione e Alessandra per la preziosa collaborazione e cura nella comunicazione.

Con Tiziana stiamo progettando altre iniziative per intrecciare fotografia, parola e pratica creativa. Se vi incuriosisce questo dialogo tra linguaggi, continuate a seguirci: presto vi racconteremo le prossime iniziative.

Daria Piccotti

Sono Daria Piccotti, fotografa, Fotoscrittrice e curatrice indipendente. Ho fondato Narravolando®, il mio marchio registrato entro cui intreccio fotografia, scrittura e curatela come pratiche narrative e trasformative. Mi definisco Fotoscrittrice: fotografo e scrivo per esplorare lo spazio di confine tra immagine e parola, dove lo sguardo diventa racconto e il racconto genera visione. Ideo e curo progetti artistici e culturali, mostre e percorsi espositivi, con particolare attenzione al dialogo tra estetica, territorio e comunità. Progetto e conduco corsi personalizzati, laboratori e workshop di Fotoscrittura, accompagnando persone e gruppi in percorsi espressivi che uniscono consapevolezza dello sguardo e narrazione visiva. Nel mio blog Fotopagine pubblico articoli su Fotoscrittura, Board Game Photography, creatività e processi narrativi.

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