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FINESTRA DI SGUARDO: fotografia e parola nei laboratori di Narrasguardi- Daria Piccotti
©Daria Piccotti

Contenuti della Fotopagina

Finestra di sguardo, lo spazio che accoglie le Fotoscritture create dagli allievi dei miei laboratori.

La fotografia come territorio aperto di narrazione

La stessa fotografia racchiude infinite narrazioni, perché il nostro sguardo si rinnova ad ogni osservazione.

Ogni fotografia è un territorio aperto: non contiene un solo significato, ma una costellazione di possibilità che si attivano nel momento dell’incontro.

A cambiare non è la fotografia, ma lo sguardo che la attraversa. Cambia lo stato d’animo, il tempo interiore, la disponibilità all’ascolto, la capacità di restare davanti a ciò che emerge senza forzarlo.

Nei laboratori di Narrasguardi questo è il punto di partenza: osservare una fotografia non per arrivare ad una lettura corretta, che non esiste, ma per abitare lo spazio che si apre tra visione e parola.

Nel corso di un anno, osservando tante fotografie insieme ai miei allievi, ho visto accadere qualcosa di intenso e profondo. La stessa fotografia, guardata da ciascuno, apriva mondi inattesi, parole lontane tra loro, emozioni che non si sovrapponevano ma convivevano. Non per interpretare meglio, ma per abitare più a fondo.

Questa Finestra di sguardo nasce da qui: dalla consapevolezza che guardare una fotografia non è mai un gesto neutro. Ogni sguardo porta con sé una storia, e ogni incontro con una fotografia diventa un atto di presenza. Quando accettiamo di non cercare un’unica lettura, la fotografia smette di essere superficie e si apre come varco.

Guardare insieme una fotografia: profondità e ascolto

Guardare insieme una fotografia non significa vedere la stessa cosa. Significa sostare nello stesso spazio visivo, accettando che ogni sguardo apra una direzione diversa. Nei laboratori di Narrasguardi, la fotografia diventa un luogo condiviso, ma non uniforme: uno spazio in cui le differenze non si annullano, ma si rendono visibili.

Quando più persone si fermano davanti alla medesima fotografia, ciò che emerge non è una lettura condivisa, ma una pluralità di risonanze. Ognuno riconosce qualcosa di proprio, porta con sé emozioni, memorie, frammenti di vissuto che si depositano sulla fotografia senza sovrapporsi. È in queste sfaccettature che lo sguardo si fa più profondo.

La profondità non nasce dall’analisi, ma dall’ascolto. Ascoltare ciò che una fotografia attiva prima ancora di darle un nome, ascoltare anche ciò che resta ai margini, ciò che non si chiarisce subito, ciò che chiede tempo. Guardare insieme diventa allora un esercizio di presenza: non per uniformare le visioni, ma per riconoscere la differenza come valore. In questo spazio, la fotografia smette di essere solo rappresentazione e diventa luogo di incontro.

Un anno di laboratori di Narrasguardi

Il 2025 è stato un tempo attraversato insieme, non come un percorso lineare, ma come una serie di incontri che, nel tempo, hanno costruito uno spazio riconoscibile. Ogni laboratorio di Narrasguardi è stato autonomo, eppure qualcosa ha iniziato a ritornare: presenze che si ritrovano, sguardi che si riconoscono, una fiducia che si rinnova ogni volta.

Non tanto nel fare, quanto nel sostare. Questo articolo nasce come un ringraziamento a chi ha scelto di tornare, a chi ha attraversato più di una soglia, a chi si è messo in ascolto di ogni fotografia con sguardo sempre nuovo.

Tracce di sguardo: fotografia e parola

I Narrasguardi che condivido oggi con voi sono tracce di un percorso condiviso. Tracce di uno sguardo che ha imparato a fermarsi, di una parola che ha trovato spazio, di una fotografia che non chiede di essere spiegata, ma abitata.

Ogni Narrasguardo qui raccolto restituisce una presenza diversa e racconta il cammino di sguardi che si incontrano, si mescolano e creano insieme una narrazione condivisa. Questo accade quando lo sguardo si concede tempo e la fotografia diventa un luogo da attraversare così come la parola un modo per restare.

Sfumature di colori accompagnano

l’inafferrabile danza della vita:

tutto in un battito di ciglia.

Il gruppo

Al calar della sera

la gioia dell’amicizia danza libera

nell’abbraccio della natura.

Il gruppo

Sogno o son desto?

La città oggi sembra ubriaca.

Nello specchio si riflettono immagini distorte,

strade e palazzi si sciolgono come cera al sole.

Il viaggio è oltre l’illusione?

Il gruppo

Legata qui al mio stelo,

attraverso gli scorci di tempo

delle stagioni che scorrono,

cento frammenti di vita

mi sono passati davanti…

non posso che immaginare

le strade che prenderanno…

Il gruppo

I bagliori della luce dipingono ricordi mai svaniti:

i timori e le fragilità dell’inverno appena trascorso

sono sempre vivi.

Oltre la porta,

un rimando di riflessi infiniti

sospesi tra sogno e realtà.

Il gruppo

Ciò che si è fatto più silenzioso nel tempo

Nel corso del tempo, alcune cose hanno iniziato a ritirarsi, non per mancanza ma per scelta. Meno bisogno di spiegare, meno urgenza di chiarire tutto, meno controllo sull’esito. Al loro posto si è fatto spazio qualcosa di più sottile: attenzione, ascolto, fiducia nel non detto.

Un silenzio che non è assenza, ma possibilità. A volte la trasformazione si riconosce proprio da ciò che smettiamo di fare, dal modo in cui impariamo a lasciare spazio alla fotografia e allo sguardo che la incontra.

Aprire il 2026: fotografia come varco

Il nuovo anno non si apre come una pagina bianca. Si apre come una soglia. Un varco che esiste perché qualcosa è già accaduto, perché uno sguardo ha imparato a sostare, perché il tempo ha fatto il suo lavoro.

Entrare nel 2026 significa portare con sé ciò che è rimasto: non le risposte, ma la disponibilità a guardare ancora una fotografia come se fosse la prima volta.

Narrasguardi: un invito all’ascolto

Questo spazio nasce da un percorso condiviso e continua a vivere negli incontri di Narrasguardi.

Questa sera, con il workshop Varco, si apre il primo attraversamento del 2026.

Per chi sente il desiderio di sostare in uno spazio di ascolto e di sguardo condiviso, tutte le informazioni sui percorsi di Narrasguardi e il calendario dei prossimi incontri sono disponibili nella pagina dedicata.

Cosa cambia nelle fotografie, quando cambiamo il modo di stare davanti a loro?

Vi auguro una buona giornata e ci vediamo alla prossima Fotopagina.

Daria Piccotti

Sono Daria Piccotti, fotografa, Fotoscrittrice e curatrice indipendente. Ho fondato Narravolando®, il mio marchio registrato entro cui intreccio fotografia, scrittura e curatela come pratiche narrative e trasformative. Mi definisco Fotoscrittrice: fotografo e scrivo per esplorare lo spazio di confine tra immagine e parola, dove lo sguardo diventa racconto e il racconto genera visione. Ideo e curo progetti artistici e culturali, mostre e percorsi espositivi, con particolare attenzione al dialogo tra estetica, territorio e comunità. Progetto e conduco corsi personalizzati, laboratori e workshop di Fotoscrittura, accompagnando persone e gruppi in percorsi espressivi che uniscono consapevolezza dello sguardo e narrazione visiva. Nel mio blog Fotopagine pubblico articoli su Fotoscrittura, Board Game Photography, creatività e processi narrativi.

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