Caso studio: Flussi di sguardo con Erica
Erica desidera realizzare un progetto fotografico per raccontare il suo percorso emotivo in relazione ad un’operazione chirurgica al seno, mi contatta e mi chiede di aiutarla in questo viaggio di consapevolezza.
È una grande responsabilità e al contempo un’occasione di crescita, così decido di coglierla al volo.
Iniziamo il nostro Flusso di sguardo con due obiettivi, uno di crescita personale e uno di impatto sociale.
Da un lato il progetto si configura come occasione di espressione creativa ed emotiva di Erica, che sente un forte bisogno di far fluire la propria interiorità attraverso l’espressione artistica; dall’altro vogliamo costruire una narrazione sincera e aperta che possa essere di conforto e incoraggiamento per tutte le persone che si trovano in difficoltà ad affrontare la paura del dolore e del corpo che cambia, proprio come è successo a lei.
Concept: l’idea centrale

Il primo passo per avviare il progetto di fotografia terapeutica è individuare l’idea centrale che lo anima: nel nostro caso, dopo un’intensa fase di scambio e dialogo, è emerso il tema del dolore come strumento di conoscenza di sé e di trasformazione interiore.
Questo concetto prende forma visibile nella cicatrice lasciata dall’operazione, il segno tangibile di una sottrazione di una parte di sé che si trasforma in una presenza nuova, un tramite per la riflessione e l’introspezione.
Erica osserva questa nuova compagna di vita in due modi: attraverso una serie di autoscatti che accompagnano la sua routine quotidiana dal giorno dell’operazione ad oggi, e attraverso le fotografie che realizziamo insieme, per dare forma visibile al sentire emotivo che fluisce attraverso lo sguardo fotografico.
La macchina fotografica diventa il filtro attraverso cui osservarsi e ri-conoscersi, grazie a cui esorcizzare la paura del dolore e del cambiamento fisico, che avevano caratterizzato il tempo precedente l’operazione.
La cicatrice diventa così una nuova compagna da conoscere giorno dopo giorno, con la quale intrattenere un dialogo profondo, grazie al quale scoprire nuove parti di sé.
Creatività per il benessere emotivo e per la comunicazione sociale
In un progetto di fotografia terapeutica lo strumento principale è la creatività, quell’energia che considero costitutiva dell’essere umano e che, pertanto, mi pongo l’obiettivo di far fluire sia da me stessa sia dai miei clienti.
L’azione creativa, in qualunque forma, favorisce l’espressione dei vissuti interiori che, in questo modo, diventano osservabili e affrontabili in una forma nuova e mediata.
La creatività, in sostanza, fa stare bene. Il Flusso di sguardo che sto portando avanti con Erica nasce proprio in risposta al suo bisogno interiore di far fluire e incanalare un’energia espressiva a lungo trattenuta ed emersa con forza dirompente a seguito dell’intervento chirurgico.
Osserviamo, fotografiamo, osserviamo ancora e rielaboriamo, e in questo flusso espressivo Erica entra in contatto con le proprie emozioni, le rielabora e acquisisce nuova consapevolezza.
Questo bagaglio esperienziale e creativo diventa anche uno strumento di comunicazione sociale, per dar voce e forma a paure, vissuti ed amozioni di tante persone che, come Erica, si trovano ad affrontare esperienze simili.
Con la divulgazione del nostro progetto vogliamo normalizzare queste difficoltà e aiutare chi le sta affrontando a sentirsi meno sol*.

Realizzazione e organizzazione del materiale
Il Flusso di sguardo con Erica è un progetto in divenire, organizzato in:
Autoritratti
Pratica di auto-osservazione con cui Erica familiarizza con il proprio corpo e le emozioni connesse.
Insieme osserviamo il materiale prodotto e selezioniamo gli scatti.
Sessioni fotografiche
Ci incontriamo e costruiamo insieme una narrazione fotografica che segua il flusso emotivo del momento.
Erica lascia fluire i pensieri e io li traduco in immagini, ritraendola mentre ricordi, vissuti ed emozioni prendono forma nel suo corpo e sul suo viso.
Dialogo empatico
A partire dagli scatti, sia gli autoritratti sia quelli realizzati durante le sessioni fotografiche, rielaboriamo pensieri, emozioni e suggestioni che ne derivano e raccogliamo i nuovi stimoli creativi che saranno alla base dei nuovi scatti, in un circolo virtuoso di creatività e consapevolezza.
Il materiale prodotto costituisce un progetto ampio ed articolato, a sua volta declinato e declinabile in serie e progetti più piccoli.
La mostra "Il corpo che abito" presso lo Spazio Betti di Fermo

Un primo nucleo del progetto è la foto
House or Home
selezionata per la mostra
organizzata dallo Spazio Betti di Fermo, dove verrà inaugurata il 22 luglio.
Spazio Betti, polo culturale e progetto di riqualificazione urbana, propone una riflessione artistica sul tema del corpo, in particolare sulla relazione che abbiamo con esso.
Per l’opera House or Home ho identificato il corpo con l’edificio del nostro io, ponendo un interrogativo:
si tratta di una semplice abitazione o della nostra casa?
È un luogo estraneo che ci intimorisce, o quel posto che ci trasmette il calore domestico?
Con questa riflessione vi invito a visitare la mostra di Spazio Betti e ad approfondire il tema.
Per maggiori informazioni o per prenotare il vostro flusso di sguardo scrivetemi a info@narravolando.com.
Vi auguro una buona giornata e ci vediamo alla prossima Fotopagina.








