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Editing fotografico: tornare sulle immagini Daria Piccotti
©Daria Piccotti

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La selezione delle fotografie per un progetto fotografico e la costruzione della sequenza con cui raccontarlo è una fase complessa e delicata del processo creativo. Spesso si pensa che la parte più difficile sia la fase di scatto, la produzione vera e propria. In realtà, uno dei momenti che mette maggiormente in difficoltà chi lavora per progetto, arriva dopo.

Quando torniamo a casa con la macchina fotografica piena, lo sguardo è ancora colmo di ciò che abbiamo vissuto. Composizioni, equilibri, regole infrante. I muscoli sono tesi per le posizioni scomode ma necessarie, il corpo stanco e felice. Sul viso c’è quel sorriso che arriva quando sappiamo di aver portato a casa lo scatto con la S maiuscola, proprio quello che avevamo in mente.

Quando l’entusiasmo incontra l’archivio

Ancora pieni di adrenalina, scarichiamo le fotografie sul computer (o entriamo in camera oscura). La barra avanza veloce: 1, 2… 100… 500… 1000. Ma quante fotografie abbiamo scattato?

Avevamo immaginato un progetto di 20 immagini. Come si arriva a quella sequenza partendo da più di mille fotografie?

L’entusiasmo inizia a calare. Compare un senso di vuoto, a volte di ansia. Apriamo la prima immagine, poi la seconda, poi iniziamo a scorrere velocemente tutte le fotografie insieme. Cominciamo a segnare quelle che ci sembrano più riuscite — io uso ancora i foglietti colorati su cui scrivo i numeri delle immagini — e in poco tempo abbiamo già superato quota 40. E abbiamo guardato appena un centinaio di scatti.

Andiamo avanti. Arriviamo alla foto numero 200. La gioia della giornata è svanita dal volto. Ci sentiamo sovrastati.

Che tipo di selezione pensate possa uscire in questo momento?

Nulla di buono. Lo dico per esperienza.

Fermarsi prima di scegliere

A questo punto, la cosa migliore da fare è fermarsi, fare un respiro. Chiudere la cartella delle immagini. Spegnere il computer. Dedicarsi a qualcos’altro.

Io, per esempio, mi lascio guidare dalla mia micina Iside, la mia piccola assistente sensibile ai turbamenti: quando mi vede in difficoltà arriva con il suo topino di gomma, e giochiamo un po’. È un gesto semplice, ma necessario.

Perché succede tutto questo? Eravamo certi di aver lavorato bene, appagati dall’esperienza. Perché, nel momento di rivedere le fotografie, ci sentiamo sopraffatti?

Troppo dentro l’esperienza

Perché siamo ancora dentro l’esperienza. Le emozioni sono vive, i ricordi ancora impressi sulla pelle, nello sguardo, nelle orecchie. Siamo fisicamente stanchi. Non abbiamo la distanza necessaria per scegliere le immagini giuste per costruire una sequenza coerente.

Durante la fase progettuale abbiamo definito una struttura, un numero indicativo di fotografie. Ma durante la fase di scatto la creatività si muove, gira intorno alle scene, esplora possibilità. Non scattiamo il doppio o il triplo delle immagini previste, ma una quantità esponenziale. È normale: la produzione è energia in movimento.

Ora però, da quella moltiplicazione di sguardo, dobbiamo estrarre ciò che è davvero significativo e funzionale al messaggio, al concept del progetto.

Editing fotografico: tornare sulle immagini Daria Piccotti
© Daria Piccotti

La distanza come pratica di sguardo

Per farlo serve distanza. Distanza dall’esperienza vissuta, dalle emozioni, dalle sensazioni fisiche. Serve tempo. Serve lasciare che le fotografie decantino.

Non guardarle la sera stessa. Tornarci il giorno dopo. E poi ancora, dopo qualche giorno.

Lo sguardo cambia. Diventa più misurato. Molte immagini che avevamo segnato all’inizio vengono scartate senza esitazione. Non perché siano sbagliate, ma perché non sono necessarie.

Questa distanza ci permette di osservare le fotografie da una posizione meno immersa, di lasciare andare l’attaccamento. Ci accorgiamo che alcune immagini erano state scelte perché frutto di un complesso processo di realizzazione o perché legate ad un momento emotivamente intenso. Eppure, nel progetto, non funzionano.

Al contrario, una fotografia che avevamo quasi ignorato, apparentemente banale, diventa improvvisamente la chiave di volta della narrazione.

Lo sguardo che ritorna: una spirale

L’editing non è un gesto lineare. È un movimento fatto di ritorni e ripartenze, di pieni e di vuoti. È uno sguardo che si allontana e torna, ogni volta un po’ diverso.

Anche lavorando da soli — sapendo che non avremo mai l’oggettività di uno sguardo esterno come quello di un editor professionista — questo processo può diventare una forza. Attraverso iterazioni, pause e ritorni, ciò che inizialmente sembra un limite può trasformarsi in valore.

La spirale dello sguardo non serve a trovare la fotografia perfetta, ma la relazione giusta tra le immagini.

Un invito a rallentare

Vi è mai capitato di trovarvi in questa difficoltà, davanti ad un archivio che sembra non finire mai?

Se sentite il bisogno di accompagnamento in questo passaggio delicato, nei miei corsi personalizzati di fotografia dedico una parte importante proprio allo sviluppo dei progetti fotografici: dall’ideazione alla selezione, fino alla costruzione consapevole della sequenza.

Imparare a tornare sulle proprie fotografie, con tempo e ascolto, è uno degli atti più profondi che possiamo fare per dare forma al nostro sguardo.

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Daria Piccotti

Sono Daria Piccotti, fotografa, Fotoscrittrice e curatrice indipendente. Ho fondato Narravolando®, il mio marchio registrato entro cui intreccio fotografia, scrittura e curatela come pratiche narrative e trasformative. Mi definisco Fotoscrittrice: fotografo e scrivo per esplorare lo spazio di confine tra immagine e parola, dove lo sguardo diventa racconto e il racconto genera visione. Ideo e curo progetti artistici e culturali, mostre e percorsi espositivi, con particolare attenzione al dialogo tra estetica, territorio e comunità. Progetto e conduco corsi personalizzati, laboratori e workshop di Fotoscrittura, accompagnando persone e gruppi in percorsi espressivi che uniscono consapevolezza dello sguardo e narrazione visiva. Nel mio blog Fotopagine pubblico articoli su Fotoscrittura, Board Game Photography, creatività e processi narrativi.

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