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Mostra In gioco a Torino: il gioco come arte, memoria e cultura

Mostra In gioco a Torino: il gioco come arte, memoria e cultura
©Daria Piccotti

Contenuti della Fotopagina

Entriamo nell’atrio di Palazzo Carignano e veniamo accolti da una grande scacchiera e da un gioco dell’oca che racconta la storia dell’Unità d’Italia.

Entrare in gioco a Palazzo Carignano

Nella Fotopagina di oggi vi accompagno a visitare In gioco. Arte e gioco dal Risorgimento a oggi, la mostra curata da Ermanno Tedeschi al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino. Già dal maestoso atrio del palazzo incontriamo il gioco come una presenza immediata e colorata, che accompagna il passaggio verso il percorso espositivo.

Saliamo il grande scalone del museo e raggiungiamo il primo piano, dove la mostra si apre come un ambiente unitario, in cui opere, giocattoli e meraviglie da scoprire dialogano in un’allegra sinfonia.

La solennità di Palazzo Carignano, custode della memoria storica tanto nella struttura quanto nelle opere della collezione permanente, contrasta con questo piccolo universo in cui colori e giocattoli si alternano a opere contemporanee, carte e bambole. Allo stesso tempo, però, la mostra si costruisce in dialogo con il luogo che la ospita. Nel percorso incontriamo giochi educativi della seconda metà dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento, come i puzzle per costruire la cartina della neonata Italia, che appartengono al mondo raccontato dal Museo del Risorgimento. Il gioco si mostra così nel suo ruolo di costruzione dell’immaginario collettivo.

Il gioco come forma di cultura

Percorrendo la mostra ripenso a Homo Ludens di Johan Huizinga, di cui condivido il ruolo che riconosce al gioco: fenomeno culturale e non semplice svago. Il gioco crea uno spazio proprio, con regole, tempi, gesti e forme riconoscibili. Nel gioco ricerchiamo l’ordine, affrontiamo la tensione e costruiamo relazioni. Inoltre il gioco accompagna l’essere umano nella costruzione della cultura, dell’immaginazione e del vivere sociale.

Nella mostra In gioco questa concezione diventa concreta.

Un puzzle geografico, una bambola, un gioco dell’oca, una carta disegnata a mano, una marionetta di Pinocchio, una scacchiera o un robot portano con sé abitudini, modelli educativi, desideri, paure, ruoli, memorie familiari e collettive. Il gioco entra nella vita quotidiana, la organizza e la trasforma in esperienza condivisa.

Un museo storico attraversato dal gioco

Nel percorso della mostra i materiali storici e le opere contemporanee si incontrano e si intersecano. Le sculture artistiche ispirate ai giocattoli dialogano con le bambole, le bambole guidano lo sguardo verso puzzle, tavole, giochi da tavolo, libri animati e oggetti educativi.

La sala espositiva nel Museo del Risorgimento è una scelta curatoriale molto interessante e riuscita poiché la presenza di giochi legati alla formazione dell’Italia unita, tra cui tavole didattiche, cartine a puzzle e giochi sulla storia del Paese, permette di osservare la storia da una prospettiva vissuta e quotidiana.

Tra le opere incontrate lungo il percorso, The Letdown di Lydia Ricci mi ha colpita per il modo in cui dà vita a un microcosmo fatto di oggetti della vita quotidiana. Piccole cose ordinarie diventano parte di un mondo di gioco che racconta la realtà attraverso il simbolo, spostando l’attenzione dal grande evento al dettaglio apparentemente marginale.

Carte, origami e forme di resistenza

Una delle sezioni che ho trovato più intense è quella dedicata ai giochi nati in contesto carcerario, con opere oggi in gran parte conservate dal Museo Lombroso.

Mi sono soffermata soprattutto sui piccoli origami e sulle carte da gioco disegnate a mano dai detenuti. Davanti a questi oggetti il gioco si trasforma in costruzione di senso e relazione entro una condizione di limite.

I quadri con le piccole barchette origami sembrano sfidare la superficie bidimensionale, come se il percorso delle pieghe cercasse una via di movimento nello spazio ristretto dell’opera. Poco distante, il contenitore ricolmo di origami piccolissimi racconta la pazienza di un gesto ripetuto e precisissimo.

Dai mazzi di carte disegnati a mano dai detenuti traspare la necessità di creare uno spazio ludico e di interazione reciproca. Il gioco diventa relazione e tempo condiviso, una possibilità di evasione per la mente dove il corpo è bloccato.

Il gioco dell’arte

Proseguendo nella visita, il collezionismo fonde arte e gioco in un dialogo intenso.

La collezione di Barbie degli anni Sessanta restituisce una fotografia dell’epoca, del modo in cui il corpo, la moda e l’immaginario femminile venivano proposti e letti in quel momento. Poco oltre, nell’area centrale della mostra, Pinocchio compare in molte forme diverse, dalla sua iconografia più riconoscibile alle interpretazioni artistiche più particolari.

Pinocchio si stratifica nella memoria collettiva. Nasce come personaggio del romanzo di Collodi, percorre la letteratura per l’infanzia e diventa progressivamente figura simbolica dell’infanzia stessa, con tutte le sfumature che la caratterizzano, dal desiderio di crescita alla disobbedienza e trasformazione, dalla fragilità e l’errore, alle possibilità.

Il mondo della carta ritorna poi nelle grandi sculture di Nicola Bolla, il pupazzo di neve e la fenice realizzati con carte da gioco, che assumono una funzione completamente nuova. Le carte nascono per essere tenute in mano, mischiate, distribuite e giocate, mentre qui diventano superficie, corpo, volume e presenza scultorea.

Le sculture di Massimo Sirelli, piccoli personaggi che richiamano gli omini Lego e i robottini, accompagnano verso il grande ritratto di Cavour. L’opera si propone come arte partecipata e gioco condiviso, perché si realizza con i chiodini Quercetti e permette a ogni visitatore di aggiungere il proprio contributo.

Qui la mostra ci ricorda che il gioco vive nella partecipazione, nella scelta e nella relazione. L’oggetto resta importante, ma il gesto di chi partecipa lo rimette continuamente in movimento.

Fotografare il gioco

Visitando In gioco ho pensato alla Board Game Photography.

Di solito lavoro sui giochi da tavolo contemporanei, che racconto come mondi narrativi.

Ne studio le regole, l’ambientazione, i materiali, le forme e il modo in cui i componenti costruiscono l’esperienza.

In mostra ho incontrato anche bambole, marionette, carte, origami, robot, sculture, installazioni, oggetti educativi, opere nate da materiali ludici. Il nucleo resta però simile, poichè ogni gioco contiene possibilità di immaginare il mondo.

Durante la visita ho fotografato non solo il percorso espositivo nel suo insieme ma anche i dettagli che portano dentro i mondi che immaginavamo da bambini. Ho cercato i dialoghi tra oggetti e opere, i riflessi racchiusi in una superficie, quelle piccole presenze che racchiudono la potenzialità di un racconto.

Uscire dalla mostra, restare nel gioco

Il percorso si conclude con la grande installazione di Sam Halabi, un getto di colore che da un secchio di metallo grigio si tuffa nella mostra e la inonda di fantasia.

Grazie a questa scelta allestitiva si crea un percorso circolare nello spazio espositivo lineare della mostra. Il nostro sguardo si è nutrito di colore e immaginazione e, in un processo alchemico, rimescola questo materiale con il proprio bagaglio culturale e visivo e lo restituisce in una nuova ondata di creatività che ripercorre la mostra, dalla fine al suo inizio.

Usciamo dalla mostra con la consapevolezza che il gioco sia educazione, memoria, resistenza, arte, relazione, immaginazione.

Vi consiglio di percorre questo cammino di creatività. La mostra In gioco. Arte e gioco dal Risorgimento a oggi è visitabile al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino fino al 5 ottobre 2026.

Buona visita e ci vediamo alla prossima Fotopagina.

Daria Piccotti

Sono Daria Piccotti, fotografa, Fotoscrittrice e curatrice indipendente. Ho fondato Narravolando®, il mio marchio registrato entro cui intreccio fotografia, scrittura e curatela come pratiche narrative e trasformative. Mi definisco Fotoscrittrice: fotografo e scrivo per esplorare lo spazio di confine tra immagine e parola, dove lo sguardo diventa racconto e il racconto genera visione. Ideo e curo progetti artistici e culturali, mostre e percorsi espositivi, con particolare attenzione al dialogo tra estetica, territorio e comunità. Progetto e conduco corsi personalizzati, laboratori e workshop di Fotoscrittura, accompagnando persone e gruppi in percorsi espressivi che uniscono consapevolezza dello sguardo e narrazione visiva. Nel mio blog Fotopagine pubblico articoli su Fotoscrittura, Board Game Photography, creatività e processi narrativi.

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