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Zombicide e gli zombies conquistano la Board Game Photography

Zombicide e gli zombies conquistano la Board Game Photography
©Daria Piccotti

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È Halloween, quindi oggi parliamo di zombies, del gioco da tavolo Zombicide e di come l’ho interpretato con la Board Game Photography.

Zombies finalisti al XVI International Boardgame Photography Award 2023

Con la fotografia The living lose ground sul gioco Zombicide, sono arrivata tra i finalisti del XVI International Boardgame Photography Award, organizzato dall’associazione culturale Jugamos Tod@s di Cordoba.

Si tratta di un contest fotografico internazionale, interamente incentrato sulla Board Game Photography, che Jugamos Tod@s organizza ogni anno in occasione del Festival Internacional de Juegos de Córdoba, ideato dall’associazione stessa.

Tra le dieci foto finaliste, di autori che amo e ammiro, quest’anno ci sono anche io e sono felice che la foto scelta sia quella in cui ho messo in scena i personaggi del gioco da tavolo Zombicide.

Il gioco in breve

Zombicide è un gioco da tavolo collaborativo ideato da Raphael Guiton, Jean-Baptiste Lullien e Nicolas Raoult, edito in italiano da Asmodee ed ambientato in una città invasa dagli zombi.

I giocatori interpretano un gruppo di sopravvissuti che devono collaborare per riuscire a procurarsi cibo e armi, uccidere gli zombies, non farsi infettare e infine fuggire. La missione specifica è data di volta dallo scenario scelto, che determina anche la configurazione dell’area cittadina entro cui muoversi.

Ogni sopravvissuto ha le proprie caratteristiche e abilità, che potranno essere implementate e migliorate man mano che si progredisce nel gioco.

Ad ogni turno nuovi zombies invadano l’area, riversandosi per le strade ed entrando negli edifici: per sopravvivere occorre muoversi in fretta, silenziosamente e uccidendo quanti più zombies possibile, e bisogna collaborare: vivi contro morti.

Chi sono gli zombies e perché ci fanno paura?

Le origini dell’inquietante figura dello zombie risalgono ad alcune pratiche vudù che gli stregoni Bokor mettevano in atto ad Haiti. Il processo di trasformazione sarebbe avvenuto tramite la somministrazione di sostanze velenose che provocherebbero uno stato di morte apparente. Lo stregone, dopo la sepoltura, avrebbe rianimato il soggetto mediante un rituale che prevedeva la somministrazione di sostanze allucinogene, che avrebbero ridato vita al malcapitato, privato di memoria e volontà, e quindi facilmente controllabile dal Bokor.

La figura del non-morto è poi approdata in Occidente e ha conquistato il cinema, e il nostro immaginario, con il film La notte dei morti viventi, con cui George A. Romero dà il via nel 1968 all’immagine apocalittica dell’orda zombie cannibale che ancora oggi popola la letteratura, la cinematografia, il mondo dei fumetti, dei videogiochi e dei giochi da tavolo.

Ma cos’è che ci attira e al contempo ci spaventa dello zombie?  

In filosofia lo zombie è una creatura identica a noi se non per l’assenza di coscienza, da questo ne deriva il carattere perturbante, quel disagio che ci pervade quando ci troviamo a dubitare della natura di qualcosa.

Nel caso dello zombie passiamo dalla certezza dell’immobilità di un corpo inanimato all’evidenza dei suoi movimenti, del suo animarsi: è vivo e morto, familiare ed estraneo allo stesso tempo.

Secondo Freud il perturbante deriva non solo dalla compresenza di estraneità e familiarità, ma anche dalla rivelazione di ciò che deve rimanere nascosto: lo zombie rivela i segni fisici della morte, il rimosso per eccellenza, soprattutto nella società occidentale.

Quindi cosa ci tiene sulle spine quando ci immergiamo in una narrazione a tema zombie? La paura di trasformarsi in uno di loro, e perderci nel buio della non-coscienza.

L’importanza dell’ambientazione

©Daria Piccotti

Per ricreare l’immaginario post-apocalittico che caratterizza Zombicide, ho recuperato oggetti tipicamente associati a questa ambientazione: le lattine vuote.

Grazie alle tonalità cupe e alla consistenza tattile delle lattine, ho costruito un piccolo set in cui un vecchio contenitore di olive si è trasformato in una pericolosa e buia galleria da cui si riversano i non-morti e che, allo stesso tempo, costituisce l’unica uscita per i vivi.

Una latta di piselli è quindi diventata un edificio sullo sfondo, e una foglia secca ha dato quel tocco di decadimento che mancava.

L’atmosfera poco illuminata e le tonalità fredde hanno completato l’immagine, che sono felice abbia raggiunto questo riconoscimento importante e che sto esponendo nella mia mostra itinerante Worlds on Board.

Rimanete sintonizzati per scoprire le prossime date!  

Per informazioni o per prenotare il tuo servizio di Board Game Photography

Vi auguro una buona giornata e ci vediamo alla prossima Fotopagina.

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Una vera professionista. Ci siamo accordati per il lavoro e questo è stato svolto in tempi brevissimi e con la massima qualità. Sicuramente mi affiderò ancora a lei.
Lorenzo Cappellini
Lorenzo CappelliniArkendom
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Ringaziamo Daria per le bellissime foto!
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Daria Piccotti

Sono una fotografa, storyteller e storica dell'arte di Torino, mi definisco una fotoscrittrice: fotografo, scrivo ed esploro l'unione trasformativa dei due mondi. Ho ideato la Fotoscrittura come metodo comunicativo, artistico ed espressivo e, attraverso l'unione di fotografia e parola, realizzo progetti in ambito sociale, laboratori espressivi, percorsi di fotoscrittura terapeutica. Pubblico articoli su fotoscrittura, board game photography, creatività e progetti di fotoscrittura sul mio blog "Fotopagine".

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