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Alcatraz e l’evasione

© Daria Piccotti

Passeggiando lungo la baia di San Francisco ci siamo ritrovati su un’altura punteggiata di fiori, tra i quali si stagliava in lontananza la spigolosa Alcatraz.

Letteralmente l’isola dei pellicani, oggi è divenuta sinonimo di prigione, nonostante sia stata sede del celebre penitenziario per “soli” 29 anni, dal 1934 al 1963.

Durante la visita guidata abbiamo potuto immergerci nella vita del carcere, conoscere le storie dei detenuti, visitarne i luoghi e conoscerne le peculiarità, nonché scoprire i 14 tentativi di evasione, tra cui la leggendaria fuga del 1962, quando Frank Morris e i fratelli John e Clarence Anglin riuscirono a scappare attraverso tunnel scavati con cucchiai, intrufolandosi nei condotti di aerazione.

Attraversare questo luogo è foriero di emozioni.

Respirando il silenzio soffocante della reclusione si riesce ad assaporare la vastità del mondo che fiorisce appena al di là dei cancelli, ricordandoci quanto le prigioni interiori in cui inconsapevolmente ci chiudiamo ci privino della libertà di essere.

Esplorare un luogo di reclusione fisica mi ha fatto riflettere sull’importanza di evadere dalle mie gabbie interiori.

Anche a voi è capitato di rimanere intrappolati in qualche prigione della vostra mente?

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