Finestra di sguardo, lo spazio che accoglie le Fotoscritture create dagli allievi dei miei laboratori.
Fotoscrittura di gruppo
Scrivere un Fotoracconto collettivo è un’esperienza profonda e complessa, in cui gli sguardi, le emozioni, lo stile e le individualità di ciascuno si mescolano e si intersecano, alla ricerca di un filo narrativo comune e condiviso.
Non si tratta solo di un esercizio creativo ma di una vera e propria esperienza di gruppo, in cui il rapporto con gli altri e la mediazione diventano protagonisti di uno spazio di interazione e contaminazione attraverso cui approfondire la conoscenza dell’altro e al contempo di se stessi.
Il Fotoracconto che ho scelto per la Finestra di sguardo di oggi nasce all’interno di questo spazio, creato durante uno dei Laboratori di Fotoscrittura di gruppo.
Da una struttura narrativa a 3 diramazioni del racconto
Il mio gruppo di Fotoscrittura formato da Lucia, Maria Rosaria e Maria Concetta, si è trovato ad affrontare la sfida di costruire una struttura narrativa comune a partire dall’osservazione di 5 fotografie scattate da me.
Ognuna ha colto emozioni, dettagli, colori, sensazioni da ciascuna di queste immagini e, insieme, hanno assemblato idee e spunti narrativi per trasformarli in una trama, in un embrione di racconto.
Insieme al gruppo abbiamo messo nero su bianco i personaggi, la struttura narrativa, gli eventi principali della trama e il tema di fondo e abbiamo scritto la prima parte del Fotoracconto.
A questo punto, ciascuna componente del gruppo ha redatto la continuazione del Fotoracconto, seguendo le linee comuni ma dando sfogo alla propria sensibilità e stile.
Da questo abbiamo ottenuto 3 versioni del racconto, accomunate dalla medesima trama ma declinate secondo l’individualità di ciascuna.
Ve le propongo tutte e 3, ciascuna rappresenta un ideale sviluppo del racconto a partire dal primo atto comune.
Fotoracconto: Filati d'amore
Osservate le 5 fotografie e leggete la prima parte Fotoracconto scritta dal gruppo, a questo punto sarete pronti ad assaporare ciascuna delle 3 emozionanti e profonde versioni di Lucia, Maria Rosaria e Maria Concetta.
Cara Giulia,
da quando sei partita per l’università, nelle nostre telefonate abituali ho percepito un velo di tristezza nella tua voce, così come quando eri piccola mi bastava uno sguardo per capire cosa ti passasse per la testa.
Voglio raccontarti una cosa incredibile, che sono sicura ti farà tornare il sorriso.
Un paio di settimane fa sono andata al circolo per la mia solita partita a burraco con Francesca.
Mi ero appena seduta al tavolo quando ho sentito alle mie spalle una risata familiare.
Mi sono voltata di scatto e ho visto a qualche tavolo più in là un uomo, al cui polso spiccava un orologio identico a quello che avevo regalato al mio primo grande amore tanti anni fa.
Il mio cuore è partito a mille all’ora, tanto che alzandomi dalla sedia mi sono sentita mancare la terra sotto i piedi.
Stai tranquilla Giulia, non era la mia pressione, ma l’emozione di essermi trovata davanti Dario, dopo non so quanti anni.
Ho pronunciato il suo nome quasi senza accorgermene ed è bastato che si voltasse per perderci nei nostri sguardi per un tempo indefinito.
LUCIA
La vita sa sempre come sorprenderci. Non ci crederai ma il tempo si è annullato, ho avuto solo la percezione che qualcosa di straordinario stava accadendo davanti ai miei occhi. Lui, l’amore della mia vita era lì, davanti a me. Ho pensato subito che dovevo vivere quel momento con tutta me stessa e , di scatto, mi sono alzata e mi sono diretta verso di lui. I suoi occhi mi hanno invaso l’anima, ho solo avuto il tempo di pronunciare il suo nome ed ero già avvolta in un abbraccio che ti toglieva il fiato. La gioia del ritrovarsi, la felicità provata mi travolgeva a tal punto da non riuscire a respirare. E’ bastato solo uno sguardo e un abbraccio per ricominciare. Mia cara Giulia lo so che questo ti sembrerà assurdo, ma a volte bisogna abbandonarsi al fluire della vita nella speranza che qualcosa accadrà quando meno te lo aspetti. Ho voluto condividere con te questa incredibile esperienza che mi vede rinascere e riprendere in mano quel filo spezzato che non avrei mai pensato di ricomporre. E sono qui a parlare con te per infonderti fiducia e coraggio e, se qualcosa ti turba, prenditi il tuo tempo, lascia che tutto scorra. Stai sicura che qualcosa all’improvviso ti riporterà alla vita in modo così sorprendente che tu stessa non ci potrai credere. Sono qui con te per dirti che c’è sempre un motivo per sperare e riprendere il cammino che a volte può interrompersi. Ti invio una foto, tienila sempre con te: la vita ricomincia sempre il suo corso. So che mi capirai come solo tu sai fare perché tu sei parte di me.
Ti abbraccio Giulia
MARIA ROSARIA
E come in un flashback ho rivissuto le sensazioni di quel giorno, il giorno in cui l’avevo conosciuto. Era una giornata primaverile, camminavo per corso Trieste, un viale alberato di Roma. Allora, come sai, abitavo lì con quelli che sono i tuoi bisnonni, che tu purtroppo non hai potuto conoscere. Frequentavo il terzo anno del liceo classico e incominciavo ad appassionarmi alla letteratura, grazie alla mia prof di italiano e fu grazie a lei che conobbi Dario. Andavo appunto alla ricerca di un libro, che lei ci aveva consigliato di leggere. Entrai nella libreria che si trovava lungo quel viale. Non appena varcai la soglia, sentii quel profumo che io amo tanto: odore di carta. Cominciai a girare tra gli scaffali, quando lessi il titolo del libro che cercavo. Ne accarezzai la copertina, cominciai a sfogliarlo ad avvicinarlo al naso, inebriata da quella fragranza. Sentii una voce alle mie spalle che mi disse: “Non sapevo che ci fosse qualcuno che avesse la mia stessa mania”, mi girai di scatto e lo vidi. Era il commesso della libreria. Sorrisi imbarazzata, facendomi rosso porpora. È un difetto che ho ancora oggi, quando provo vergogna. Mi avvicinai al bancone e ne chiesi il prezzo. Alzai gli occhi e lo guardai. Occhi azzurri come le acque del mare in un giorno d’estate. In quel momento capii a pieno il senso di quelle parole, di quei versi che la mia prof ci aveva letto qualche giorno prima: Amore è un disio che ven da core…e il occhi imprima generan l’amore, e lo core li dà nutricamento. Mi innamorai di quegli occhi, così in un istante. Ritornai più volte in quella libreria, e lui finalmente un giorno mi chiese di uscire. Pizza, cinema, libri e poi ancora libri, era in fondo quello che ci univa. Mi raccontò che anche lui frequentava il suo ultimo anno di liceo e che aveva intenzione di iscriversi a medicina. Era il suo sogno: diventare un dottore, salvare vite. Aveva però intenzione di frequentare una facoltà americana, ma allora era ancora in attesa di una risposta. Io ero combattuta: da una parte volevo che si realizzasse il suo sogno, dall’altra speravo ardentemente che rimanesse a Roma con me. Cara Giulia, Dario fu il primo amore. Era entrato nei pensieri e nel mio cuore, era diventato una parte di me. Ricordi il mito degli androgini di Platone che ti ho raccontato quando eri piccola? Tu ne rimanesti affascinata. Per me Dario era quella metà da cui ero stata separata e solo ricongiungendomi a lui, mi sarei sentita nuovamente completa ed appagata.
Un giorno quella lettera arrivò. I suoi occhi divennero ancora più luminosi, era felice. Io non volli turbare quel momento. Ricacciai indietro le lacrime (ne versai molte e per lungo tempo al chiuso della mia camera) e volli condividere quell’emozione con lui. Lo accompagnai all’aeroporto, gli regali un orologio. Ogni giorno alle ore 12, mezzanotte in America e mezzogiorno in Italia, saremmo stati l’uno nei pensieri dell’altro. Giurammo di scriverci, di rivederci dopo sei mesi, ma il giorno della partenza fu l’ultimo in cui lo vidi. Ci furono all’inizio diverse telefonate. Poi il trascorrere del tempo, la distanza ci separarono. Sì, ho poi vissuto la mia vita, ho incontrato e amato tuo nonno, ma non ho mai dimenticato Dario e le emozioni intense e profonde che ho provato con lui. Una parte di me non c’era più dopo la sua partenza, era come scomparsa.
E ora, come per un miracolo, di nuovo quegli occhi erano di fronte a me e i miei nei suoi. Ho sempre pensato a come gli occhi possano parlare, a come ci si possa leggere dentro, proprio come fosse un libro. Avevo bisogno di quello sguardo, di rispecchiarmi in esso e riscoprire quella parte di me che era rimasta silente per lungo tempo. Dopo quel primo incontro, avvenuto casualmente, ce ne sono stati altri. Anzi tra qualche giorno partiremo per New York, la città in cui ha vissuto per diversi anni. La amerò anche io? Chissà. Ti ho raccontato la mia storia cara Giulia, perché vorrei far rinascere in te la speranza, che, da come ho percepito, si è affievolita. Tutto può finire ma tutto cambia e inizia o ricomincia. La vita è straordinaria ed è in perenno movimento: abbi fiducia in lei, nella sua forza, nella sua bellezza ed imprevedibilità.
Con tutto il mio amore
Tua nonna
MARIA CONCETTA
Mi sono ritrovata su quella panchina della pineta, dove l’ho visto passare per la prima volta. Ero nella casa di villeggiatura al mare, avevo diciotto anni, una vita fa, eppure sembra ieri. In quell’istante, quando i nostri sguardi si sono incontrati, ci siamo innamorati l’uno dell’altra, perdutamente. Lui, Dario, è stato il mio primo amore. Un amore fatto di passeggiate nella pineta, mano nella mano, di baci salati, assaporati davanti alla magia dei tramonti, di corse affannate sulla riva del mare, di lunghe telefonate, quando siamo tornati ognuno nella propria città. Lui abitava a Napoli, io a Torino, eppure la distanza non sembrava un problema; ci sentivamo di continuo, anche se all’epoca non esistevano ancora i cellulari. Ci scrivevamo lettere d’amore appassionate, raccontandoci i nostri sogni. Quanto abbiamo riso e sorriso insieme, eravamo giovani allora, spensierati e pieni di speranze e di progetti. Il futuro non ci spaventava. Ci siamo visti l’estate successiva, nulla sembrava cambiato tra di noi. La distanza non aveva affievolito i nostri sentimenti, anzi li aveva rafforzati. Fu allora che gli regalai l’orologio, perché potesse contare i giorni e le ore in cui eravamo lontani; lui, invece, quel bracciale con i pendenti a forma di conchiglia, ricordi? Quello che avevo perso e poi tu ritrovasti, nella giacca che ti avevo prestato. Eravamo soliti raccogliere conchiglie durante le nostre passeggiate lungo la riva e conservarle. Ora capisci perché ero così felice, quando tu me lo riportasti a casa. Non ti dissi quanto era importante per me quel bracciale, né ho mai raccontato a nessuno di questa storia, forse per timore di non essere capita. Quella fu l’ultima estate in cui ci vedemmo. Il papà di Dario fu costretto a vendere la casa al mare, per i debiti di gioco, mentre lui dovette rinunciare all’università e trovare un lavoro, per aiutare la famiglia. I problemi lavorativi e familiari, la distanza tra noi ad un certo punto cominciarono a diventare un ostacolo insormontabile. Iniziò a rispondere con minore frequenza alle mie lettere, alle mie telefonate. Poi mi scrisse una lettera in cui mi diceva addio, non poteva lasciare Napoli né la sua famiglia dopo la morte improvvisa del padre. Doveva prendersi cura della mamma e dei fratelli più piccoli, di cui si sentiva responsabile. La sua perdita mi ha lasciato un vuoto incolmabile, mi sono sentita lacerata, un dolore che non mi dava tregua, impedendomi quasi di respirare. Non sono riuscita a farmene una ragione, per anni ho vissuto con la speranza di rivederlo, soprattutto quando arrivava l’ estate mi sedevo sulla panchina ed attendevo che passasse. Il tempo, però, è una medicina naturale: un giorno ho conosciuto tuo nonno, Andrea, che mi ha fatto sentire di nuovo quel senso di interezza che avevo perso. Poi è nato Luca, il tuo papà, la mia ragione di vita, ed infine sei arrivata tu, Giulia, a ridare un senso alle mie giornate, da quando sono rimasta sola, senza tuo nonno. Ogni tanto, però, aprivo il cassetto e riaffioravano insieme al bracciale i ricordi del passato e la nostalgia di un amore unico e indimenticabile. Due settimane fa, improvvisamente, come ti ho scritto prima, ho rivisto Dario. Ecco, in quell’ istante, quando i nostri sguardi si sono incrociati, ci siamo ritrovati, come per incanto, su quella panchina, di nuovo giovani e innamorati. Non ti nascondo che dopo quel giorno, ci siamo incontrati di nuovo. Abbiamo ripreso quel dialogo interrotto: lui, dopo essere rimasto vedovo e senza figli, è venuto a Torino con la speranza segreta di ritrovarmi. Il caso l’ha portato lì quel pomeriggio. Io, in realtà, gli ho detto che per me non è stato il caso. Nulla accade per caso. Eravamo destinati a rincontrarci. C’è un’antica leggenda cinese, non so se ne hai sentito parlare, secondo cui un filo rosso lega indissolubilmente le anime prescelte per amarsi e destinate a stare insieme. Io, credo che il giorno del nostro primo incontro, quel filo rosso ha avvinto le nostre anime con un legame indissolubile, che né il tempo né la distanza, né l’età possono spezzare. Perché ti ho raccontato questa storia Giulia? Perché volevo condividere con te la felicità che sto vivendo con Dario. So che tu mi capirai e non mi prenderai in giro perché tua nonna sembra una ragazzina sconsiderata che si è presa una cotta alla sua veneranda età. Il cuore non invecchia, ma resta giovane e palpita sempre di nuove emozioni e anche se si soffre per amore, come può capitare a tutti o come sta capitando, forse, a te, non importa, perché si vive per amare, solo questo conta e resta. Ti saluto, mia cara Giulia, vado dal mio Dario, che mi sta aspettando alla solita panchina.
A presto, nonna Anna.
Vuoi partecipare anche tu?
Ti piacerebbe trasformare la tua creatività in opere e progetti compiuti come questo?
Con il laboratorio di Fotoscrittura apprenderai un metodo creativo nuovo grazie a cui potrai creare Narrasguardi, Fotoracconti e progetti, che potranno essere pubblicati in questo spazio di condivisione creativa.

Con il laboratorio di Fotoscrittura svilupperemo insieme il tuo sguardo fotografico e trasformeremo parole e immagini in vere e proprie opere visivo-testuali.
Puoi scegliere un percorso individuale oppure unirti a uno dei gruppi in partenza.
Vi auguro una buona giornata e ci vediamo alla prossima Fotopagina.







