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La Statua della Libertà come simbolo di una nuova vita

la Statua della Libertà come simbolo di una nuova vita
© Daria Piccotti

Era il primo dicembre del 1922 quando Ernestina e Battista scorsero all’orizzonte la sagoma della Statua della Libertà, per loro simbolo di una nuova vita.

Con due bambini in braccio, Margherita e Giuseppe, e una vita racchiusa in valigia, avevano lasciato le familiari colline di Vaglio Serra per raggiungere il porto di Genova e imbarcare il futuro sulla Giuseppe Verdi.

Dopo ore e giorni di navigazione, in cui il grande piroscafo aveva fatto le veci di casa per tanti naviganti di sogni, ecco spuntare i contorni della terra promessa.

Ernestina e Battista si guardarono commossi, pronti a costruire un futuro migliore per quei due bimbi che si tenevano per mano.

Ernestina e Battista erano i miei bisnonni e il piccolo Giuseppe il mio nonno materno, una di quelle tante famiglie di italiani che lasciarono il loro paese e le loro radici per costruire una nuova vita, una storia tanto attuale quanto spesso dimenticata.

Realizzare un sogno non è affatto una fiaba a lieto fine, è un lungo cammino fatto di inciampi, salite e discese, cadute e ripartenze.

Nel loro percorso Ernestina, Battista e i piccoli Giuseppe e Margherita ne hanno affrontate tante, ma se io sono qui oggi significa che il loro sogno si è avverato.

Esattamente 100 anni dopo riesco a realizzare il mio sogno di vedere New York insieme a mio marito Francesco, proprio all’inizio del nostro nuovo cammino insieme, uniti nello stesso sguardo commosso che si scambiarono Ernestina e Battista un secolo fa.

Dai loro passi tante strade si sono incrociate, trasformate ed unite, in un cerchio di generazioni il cui percorso vive dentro di noi.

Ho ripercorso le mie radici con gratitudine, non solo per onorare la memoria di chi è venuto prima di me, ma per dare valore al percorso di quell’umanità di ogni tempo e di ogni luogo, che sposta il proprio mondo in un altrove ignoto in cerca di futuro.

Ognuno di noi è questa umanità, giusto?

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